<Sei davvero sicuro di volerlo sapere, ragazzo?>, disse l’uomo continuando a fissarlo negli occhi come per metterlo alla prova, un tentativo psicologico per provare a cambiare la sua situazione. Questo improvviso e inaspettato contrattaco mentale lasciò un po’ sorpreso il giovane, che dopo qualche momento di titubanza rispose: <Sì, sono deciso, non sono arrivato qui per andarmene con un pugno di mosche, ormai si va fino in fondo!>. <Se le cose stanno così, allora slegami> rispose immediatamente l’altro <e giuro che non opporrò resistenza e ti dirò ciò che desideri>. Un’altro contrattacco. Dopo averci riflettuto un attimo decise di provare a fidarsi di lui anche se non seppe spiegarsi il perché, si avvicinò con cautela e recise il cavo che gli serrava le mani, lasciando che fosse lui a liberarsi i piedi per poter controllare meglio lo svolgersi della situazione. Appena l’uomo si fu liberato, il ragazzo, senza perdere ulteriormente tempo, gli chiese: <Allora? Che cosa ci fanno tutte quelle persone lì sotto, cos’è che fate qui, che razza di posto è questo?!>. L’uomo non rispose subito, lasciò che scorresse un minuto, nel quale decise come si sarebbero svolti i successivi. Ammirava il ragazzo in cuor suo, nella sua spavalderia, nella sua fame di conoscenza; una fame che anche lui ai suoi tempi ricordava di avere e che adesso si era dissolta. E la cosa che gli dette da pensare ancora di più era il fatto che se ne fosse accordo solo adesso, grazie a quella assurda situazione. Poi all’improvviso cancellò tutti i pensieri dalla sua mente, tornò a guardare gli occhi verdi del ragazzo e iniziò a spiegare: <Quelle persone là sono molto speciali per noi. Nonostante siano di età diverse, sessi diversi, etnie e religioni diverse, c’è una cosa che li accomuna: sono tutti degli inguaribili pessimisti. Tutto secondo loro è sbagliato, parlano sempre di crisi, navigano nei luoghi comuni negativi, pensano che il mondo vada sempre peggio senza rendersi conto che mentre si lamentano non fanno certamente niente per migliorarlo anzi, contribuiscono a mettere in risalto le cose che non funzionano, criticano, distruggono. Non si rendono conto che la mente li aiuta a creare le loro aspettative. Non hanno mai provato a dare fiducia, a incoraggiare, a stimolare qualcuno per migliorarsi o, meno che mai, a migliorare loro stessi. Centottantamila persone, una cosa in comune: il pessimismo.> Il ragazzo, che mai si sarebbe aspettato una spiegazione del genere, dopo un attimo di sbigottimento, continuò il suo interrogatorio: <E come mai hanno quella specie di scolapasta in testa con quei cavi che convogliano in quel trasformatore? A cosa vi servono?>. <Beh, in effetti è molto semplice: noi, tramite quello ‘scolapasta’, assorbiamo il negativo che loro emanano, lo incanaliamo nel trasformatore e lo convertiamo in onde elettromagnetiche ‘speciali’, onde che ci permettono di controllare i fenomeni atmosferici su tutta la Terra, grazie alla grossa parabola, che avrai sicuramente visto, e a dei satelliti in orbita che riflettono queste onde nelle zone di atmosfera e ionosfera che noi preferiamo. Possiamo creare di tutto, da una pioggerellina estiva a monsoni, anticicloni, tempeste, nevicate e quant’altro. Basta solo accumulare più ‘negatività’ nel trasformatore e scegliere come sfruttarla>. Il ragazzo, ancora più perplesso dal continuo della spiegazione, chiese ingenuamente: <Ma..ma, perché lo fate?!>. Lo scienziato non potè che sorridere di fronte a tanta ingenuità e gli disse, quasi in tono paterno: <Perché?! Ma per interessi, ovviamente! Sia monetario che scientifico! Pensa un attimo: quanta gente trarrebbe beneficio se potesse controllare la meteorologia? Raccolti minacciati dalla siccità possono avere la giusta dose di acqua, lotta alla desertificazione che colpisce sempre zone più vaste, persino rallentamento del processo dello scioglimento dei ghiacciai ai due poli, senza considerare i preziosi dati ricavati dal monitoraggio dei soggetti! Questo è il motivo per cui lo facciamo: scienza e denaro! Ci pagano per l’acqua? Diamo loro l’acqua! Ci pagano per la neve, diamo loro la neve! È così che funziona né più, né meno!>. [continua.. per poco!]